Atlante leggendario delle strade d'Islanda

Per il mio primo viaggio in Islanda ho seguito la mia fedele guida Lonely Planet, uno stradario, e la magia dell’Atlante leggendario delle strade d’Islanda di Jón R. Hjálmarsson e edito da Iperborea. Venite a scoprire l’incanto?

Atlante leggendario delle strade d’Islanda

Tra viaggio e leggenda

Un viaggio in Islanda è un’esperienza davvero unica, che coinvolge e investe in pieno tutti i tuoi sensi, i tuoi sogni e le tue paure più recondite. Affrontarlo con l’Atlante leggendario delle strade d’Islanda ha reso la mia esperienza ancora più coinvolgente.

Atlante leggendario delle strade d'Islanda

Anche io, proprio come questo libro, ho seguito la statale n.1 in un viaggio alla scoperta di questa terra così estrema, viva e indimenticabile. Approfondire leggende e racconti popolari dei posti in cui mi recavo durante il tragitto è stato divertente, e mi ha arricchito molto. La mia avventura è stata davvero perfetta: ho visto con i miei occhi la notte nera e totale del cielo islandese, di cui avevo tanto letto; ho parlato con i ghiacciai; sono anche riuscita a vedere l’aurora boreale! Ma è stato grazie all’Atlante leggendario delle strade d’Islanda che ho carpito segreti che giacciono sui fondali marini da secoli, che ho imparato a leggere i venti, che ho scoperto dove andare a scovare i troll.



Atlante leggendario delle strade d’Islanda: La donna e la pelle di foca

Voglio condividere con voi una delle mie leggende preferite di questo libro: La donna e la pelle di foca. Sarà perché è ambientata in un’area, la Mýrdalur, che ho amato particolarmente, sarà perché per la prima volta in vita mia ho visto delle foche, che nuotavano libere tra gli iceberg addormentati della Jökulsárlón, oppure perché mi ha trasmesso un senso di totale libertà e allo stesso tempo di profonda malinconia, ma questa leggenda dell’ Atlante leggendario delle strade d’Islanda ha preso un posto particolare nel mio cuore.

Atlante leggendario delle strade d'Islanda

Si narra che molto tempo fa un contadino, passeggiando sulla spiaggia, trovò in una grotta delle pelli di foca. Ne prese una, la portò a casa e la tenne nascosta. Incontrò poi nella stessa grotta una donna nuda e in lacrime. Era la foca a cui aveva rubato la pelle. Portò la donna a casa con sé e i due furono felici e costruirono una famiglia insieme, ma la donna era sempre nostalgica. Una notte ritrova la sua vecchia pelle di foca in un baule del marito, saluta lui e figli, e torna in mare. Non farà mai più ritorno a terra, ma continuerà ad amare la sua famiglia lassù in superficie.

Prima di tuffarsi in acqua si dice che abbia recitato:

Oh, me tapina,

son messa alle strette,

ho sette figli a terra

e in mare altri sette.

Un eterno complesso da sirenetta, un’appartenenza troppo forte, un cuore che non basta a contenere tutto l’amore che si può dare. Ho amato questa leggenda, e quando ho visto le foche in mare sono stata ben attenta che non ce ne fosse una dagli occhi tristi.

E voi avete letto l’Atlante leggendario delle strade d’Islanda? Qual è la leggenda che vi è piaciuta di più? Se volete approfondire il mio viaggio vi consiglio Viaggio nella terra del ghiaccio e del fuoco con l’Atlante leggendario delle strade d’Islanda, mentre i miei diari li trovate qui: Il canto del ghiaccio: mostri, visioni e antiche profezie.