#RebibbiaTour nei luoghi dei libri di Zerocalcare a Rebibbia

In questi giorni di Natale in zona rossa e lontan* dalle nostre persone preferite scalpitiamo insofferenti. Vi propongo un #RebibbiaTour sui luoghi dei libri di Zerocalcare, editi da Bao Publishing.

RebibbiaTour: a spasso nei luoghi dei libri di Zerocalcare

Ho lanciato l’idea su Instagram e siete impazzit* tutt*. Sono arrivati direct, commenti, messaggi su whatsapp e pacche sulle spalle (dentro e fuori dai social). Quindi mi sono detta: facciamo le cose fatte bene. Il RebibbiaTour nei luoghi dei libri di Zerocalcare editi da Bao Publishing si dividerà in due parti: sia su Instagram che qui sul blog ci sarà una prima parte dedicata ai libri che uscirà in queste ore, e una parte dedicata alla serie animata Rebibbia Quarantine che uscirà invece per i prossimi giorni di zona rossa, intorno a Capodanno.

Se la zona rossa nazionale ci impedisce di spostarci e ci “costringe” a lunghe ore tra le mura domestiche, ecco qui una passeggiata virtuale in un quartiere di periferia della capitale, reso celebre e quasi figo ultimamente dai libri del fumettista Zerocalcare, (Michele Rech).
Rebibbia è infatti un luogo inevitabilmente legato a questo autore, non solo perché ci vive ma anche e soprattutto perché è spesso cornice e cuore dei suoi libri.

Zerocalcare: storia di un amore

Prima vorrei raccontarvi brevemente la storia di come ho incontrato i libri di Zerocalcare. Diversi anni fa lavoravo presso la libreria Tra le righe a Roma e tutt*, ma proprio tutt* leggevano e amavano Zerocalcare. E soprattutto tutt* mi di dicevano “te lo devi assolutamente legge”, “ma guarda che ti piace sicuro”, “cooosa? ancora non l’hai letto? proprio tu? guarda che lui è di Rebibbia eh”. Ora, vanno dette due cose: uno, io quando mi dicono “devi assolutamente fare tal cosa” è matematico che non la faccio mai nella vita (sono dell’acquario, sono geneticamente progettata per reagire con ribellione a qualsivoglia imposizione fosse anche a fin di bene); due: io Rebibbia, che è dove vivevo, la odio.

In particolare il mio amico e allora collega Dario insisteva pesantemente con i benedetti libri di Zerocalcare, facendomelo odiare senza alcun motivo, poraccio. Se non che una volta perdo una scommessa con Dario e la penitenza era leggere un libro di Calcare. Io chiaramente ho risposto “non me lo compro manco morta” e lui mi ha prestato tutti quelli che aveva, certo del fatto che letto il primo sarebbe nato un grande amore. Mi duole ammetterlo, ma era vero.

La verità

In quell’estate caldissima durante una notte insonne in una Rebibbia deserta che sembrava lo scenario di un film post-apocalittico ho iniziato a leggere La profezia dell’armadillo. Ricordo che quel fumetto mi ha fatto prima tanto ridere e poi tanto piangere. Completamente schiantata, quattro ore dopo avevo letto i primi tre libri e mi accingevo a iniziare il quarto, Dimentica il mio nome. Ma prima ho pensato bene di scrivere una mail mega imbarazzante e piena di sproloqui a Calcare stesso, convinta che tanto fosse un indirizzo finto e che soprattutto non l’avrebbe mai letta, tanto più che era notte fonda. Vi lascio immaginare la crisi isterica quando, qualche minuto dopo, è arrivata una risposta.

Vi dico solo che nella mail avevo scritto cose tipo “mi sono sempre rifiutata di leggere i tuoi libri” e anche “ma tu ce l’avevi l’orologio di Jurassic Park?”
Però poi gli avevo anche scritto che ero rimasta senza fiato per l’umorismo e la sensibilità che avevo ritrovato tra quelle pagine, che apprezzavo molto il suo talento, e che avrei consigliato i suoi libri in libreria, li avrei letti e regalati.
Follow The Books non era ancora nato, ma anche da qui come vedete mi accollo ancora, perché le cose belle vanno condivise e i suoi libri sono davvero validi.
(Ps. E va bene, grazie Dario per avermi pressata così tanto!)

#RebibbiaTour: i luoghi dei libri di Zerocalcare

E dunque rieccoci qui. In questi giorni di isolamento ho pensato che un tour letterario (ish) virtuale potrebbe essere un’idea carina per tenerci compagnia. Rebibbia è un quartiere pseudo-mitico che però se non ci vivi o non ci vieni per lavoro (spaccio?) non è che sia proprio il top: c’è molto degrado, è una terra di nessuno, e a dirla tutta non brilla né per bellezza né per sicurezza. Però negli ultimi anni si stanno tentando progetti di riqualifica e c’è parecchia attenzione sul quartiere, grazie anche ai riflettori puntati di Calcare e al lavoro svolto dal Comitato Mammut, che si è occupato della riqualificazione del campo abbandonato di via Pensotti e della realizzazione di alcuni dipinti sui palazzi dei lotti popolari (come quello di Blu che vi ho mostrato su Instagram ieri). Quindi ecco, lui ce la mostra a fumetti, io ho scattato qualche foto (nei giorni in cui si poteva ancora pascolare liberamente). E su Instagram ci sono i video per passeggiare insieme.

Rebibbia, terra di mammut

In La profezia dell’armadillo si parla di un museo con dentro un mammut. Si tratta del Museo di Casal de’ Pazzi, parte di un deposito pleistocenico non lontano dal fiume Aniene.
Dentro c’è davvero un mammut? Io la risposta la so, ma vi consiglio di scoprire la verità qui (sul sito di Zerocalcare trovate tutto).
Se ci volete passare lo trovate a Via Egidio Galbani numero 6.

Zombie in Via Francesco Selmi

In Dodici, invece, il quartiere deve difendersi da un’invasione di zombie. Tra queste tavole sono diversi gli scorci e le strade riconoscibili della zona. Centro nevralgico di parcheggi fatti malissimo, sclacsonate cosmiche e parolacce lanciate dai finestrini delle auto in coda, incastrate, contromano o che sgommano via che pare di stare sul set di Fast & Furious, l’incrocio tra la Casal de’ Pazzi e via Francesco Selmi è inconfondibile. Qui c’è una cosa che è evidentemente un crocefisso, ma che tutt* chiamano, inspiegabilmente, “madonnina”.

Metro Rebibbia

Ultima tappa selezionata per questa prima parte del #RebibbiaTour non può che essere il murale alla stazione capolinea della Metro B chiamata proprio Rebibbia. Qui, sui mattoni rossi dell’ingresso, si staglia in bianco e nero un murale che raffigura il famoso mammut (con il codice postale 00156 tatuato su un fianco), alcuni palazzi del quartiere, una torretta del carcere e delle persone. Ecco cosa si legge nel testo: “Welcome to Rebibbia. Fettuccia di paradiso stretta tra la Tiburtina e la Nomentana, terra di mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi. Qui ci manca tutto; non ci serve niente”.

Se vi va, nei prossimi giorni vi porto con me anche nei luoghi delle puntate di Rebibbia Quarantine, la serie di Zerocalcare che ha spopolato durante la quarantena e sempre ambientata da queste parti.
Grazie per essere stat* con me fin qui, se l’iniziativa vi piace, sentitevi pure liber* come al solito di condividere l’articolo ovunque vogliate e con chi vi piace di più. Nel frattempo vi auguro che questi giorni in zona rossa possano essere lieti lo stesso, covidaccio a parte. Daje tutta e buon Natale!

Ps. Avete letto i libri di Zerocalcare? Qual è il vostro preferito? Vi aspetto nei commenti e su Instagram.
Se invece volete continuare a viaggiare anche solo virtualmente vi consiglio di leggere questo articolo, che vi porterà un po’ a nord rispetto a Rebibbia, e cioè in Islanda.